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Archivio per gennaio 2010

C’è pane e pane…

In Francia si esce dalla boulangerie con una baguette sottobraccio e via, in Inghilterra c’è il pane a cassetta da tostare al mattino , va meglio in Irlanda con l’appetitoso garlic bread al profumo di aglio (ma anche in Australia); in Germania pane bianco pane nero pane ai cereali, brezeln, panini ai semi di papavero di girasole di sesamo  ecc. Da noi infinita è la varietà di pane. In panetteria trovo pane: toscano pugliese ciabatta ciabattine spaccatelle bocconcini maggiolini biove biovette pane arabo baguette  ciambella integrale al sesamo puffi mignon… Quando ero piccola e andavo a comprare il pane dal fornaio del paese i tipi di pane erano tre, forse quattro:  biove, pasta dura, miccone e musichiere.

In una pagina di gastronomia de La Stampa si parla di un  paesino della Val Badia, posto incantevole che conosco,  nome ladino  Al Plan de Mareo e del  forno Pech d’Al Plan in attività dal 1897. Questo forno produce pane con farine di segale, farro, avena, orzo. Le specialità sono tante e i nomi singolari: pane di yogurt e segalepani con mele (apfelbrot) o nocipaillasse lievitata 24 ore,  ciöf a forma di fiore con fiocchi di mais e di patate, semi di cumino lino papavero sesamo girasole e avena,  pücia aromatizzata con semi di finocchio,  brezel il cui impasto è prima lessato e poi cotto in forno,  schuttelbrot ( che significa pane scosso) di farina di segale lavorato con un’antica tecnica che prevede l’uso di un piattino o assicella di legno al posto del matterello.

In Val Venosta si produce il Vinschger Paarl, un  pane nero a base di farina di segale e farro, da un’antica ricetta custodita dai frati dell’abbazia di Monte Maria a Malles.       http://it.wikipedia.org/wiki/Vinschger_Paarl

 

cucino in giardino  propone una  ricetta casalinga dello schuttelbrot  qui    e   qui  quella del pane di segale a pasta acida.

 

In casa mi diletto con la macchina del pane che in tre ore impasta e cuoce. Impostando il timer alla sera,  al mattino trovo il pane caldo e pronto per la colazione. 

 

Pane integrale alle noci

                      (nella macchina del pane)

 

Per preparare una forma di pane da 750 g ho usato:  407 g di farina integrale, 255 g di acqua, 2 cucchiai di olio evo, 6 g di zucchero, 6 g di sale,  5 g di lievito secco (oppure 12 g di lievito fresco di birra), 3 noci frantumate.

 Gli ingredienti vanno inseriti in quest’ordine. Cottura base 3 ore.

 

Ho sfornato il pane ben cotto fragrante e morbido all’interno, croccante la crosta. Il profumo che invade la cucina è il più buono del mondo.

 

                      •                           •                            •                          •

 

 

The Baker, 1681

Job Adriaenszoon Berckheyde  (Haarlem1630 -  Amsterdam1698)

                                  Worcester Art Museum, Worcester

da wikipedia

 

 

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si scioglie la neve  in  liquide perle trasparenti…

 

 * 

 

Una Rugiada bastava a se stessa -
E appagava una Foglia
E pensava “Com’è vasto il Destino!”
“Com’è futile la Vita!”

A Dew sufficed itself -
And satisfied a Leaf
And thought “How vast a Destiny”!
“How trivial is Life!”

                                        Emily Dickinson    1875

 

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Salmone affumicato a fette, indivia, melagrana, aceto balsamico, olio extravergine, sale, pepe, aneto secco.

Lavate l’insalata e asciugatela.

Preparate una vinaigrette con 2 cucchiai di olio, qualche goccia di aceto balsamico, sale pepe e aneto in polvere.

Sbucciate delicatamente la melagrana, raccogliete una manciata di chicchi cercando di mantenerli interi e asciutti.  

Disponete l’insalata in un piatto grande o se preferite preparate piatti singoli mettendo come base ciuffi di indivia (solo la parte riccia della sommità scartando la parte dura .        

Al momento di servire  passate le fette di salmone nella vinaigrette e adagiatele sull’insalata. Cospargete con i chicchi di melagrana.

 

Questo piatto l’ho inserito come antipasto nel menù di natale,  è adatto al periodo invernale ma anche per la cena in una fresca serata estiva.

 

   °                          °                       °                   °

  

Le fette di salmone affumicato si accompagnano bene con pane nero o pane di segale affettato e tocchetti di burro fresco.

                                                      

 Curiosità 

Pur essendo un pesce d’acqua salata, il salmone (Salmo salar) segue il proprio istinto risalendo i corsi d’acqua dolce per andare a deporre le uova in specchi d’acqua poco profondi. E questa sua attività si ripete ogni volta durante il periodo riproduttivo; durante la loro risalita di fiumi e torrenti, i salmoni sono in grado di superare, spiccando dei prodigiosi salti, anche piccole cascate!

Tutto questo fino a qualche anno fa. Ora il salmone dell’Atlantico, quello che troviamo e compriamo al supermercato,  nasce e cresce prevalentemente in allevamento, soprattutto nei Paesi del Nord Europa (Norvegia, Scozia). Il salmone nasce bianco infatti la sua carne  non è rosa: a renderla di questo colore è una sostanza colorante che immagazzina con la dieta, a base di alghe, plankton, crostacei e con il passare del tempo, il salmone si colora. Le differenti gradazioni di colore sono dovute quindi all’alimentazione, i salmoni che crescono in allevamento hanno una dieta di farina e pesce arricchita di carotenoidi. Il salmone selvaggio che cresce e nuota nell’Oceano Pacifico ha carni più scure.

L’affumicamento è un metodo di preparazione che ha origini antichissime, quando rappresentava per molte comunità l’unico metodo per conservare le carni. Oggi i salmoni non vengono appesi e avvolti dal fumo della legna, ma affumicati con tecniche industriali rapide e ahimè…meno romantiche! L’affumicatura avviene per immersione in fumo liquido, un condensato di fumo a base di acqua.

 letto su  Altroconsumo  n.210  dicembre 2007 

 

                                                      °            °

 

A kitchen scene

Jeremias Van Winghen Or Wingen

 

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Gelsomino d’inverno

In campagna dopo settimane di assenza in una domenica grigia e  velata di nebbia.  Residui di neve ai lati della strada e un bel pò di pantano ma niente gelo invernale. Davanti alla casa il gelsomino d’inverno è un cespuglio sempre disordinato, d’estate ricoperto di minuscole foglie e ora nudo con lunghi rami che si stanno ricoprendo di fiori,  piccole stelline gialle che portano luce e colore in giardino. E’ un fiore dell’inverno, non ha profumo  non teme  nè freddo nè  gelo, sboccia nella neve…mi piace.

 

 

E’ chiamato gelsomino nudo, gelsomino d’inverno, gelsomino di san Giuseppe.   Il suo nome è    Jasminum nudiflorum

 

                   

 

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Dimenticate le feste natalizie e  pranzi e libagioni. Succede che fette di panettone o una metà di pandoro stiano lì melanconicamente abbandonati. Il pandoro tostato in forno (ma anche il pan di spagna ) si trasforma   in una base leggera e croccante per accogliere una crema morbida e spumosa che profuma di caffè. 

 

per 4 coppette occorrono:

3-4 fette di pandoro tostato in forno (150 g), 120 g di creme fraiche o ricotta o mascarpone, 200 g di panna, 50g di zucchero a velo, 2 cucchiai di zucchero zefiro, 2 uova, 2 cucchiai di maraschino o rum, 2 cucchiaini di caffè liofilizzato, 4 quadretti di cioccolato fondente.

Tagliate le fette di pandoro a strisce e ricavatene tanti quadratini, poi tostateli velocemente in forno. Fate raffreddare. 

In una ciotola montate i due tuorli con due cucchiai di zucchero fino a ottenere una crema. Aggiungete la creme fraiche continuate a mescolare e versate due cucchiai di rum o maraschino; otterrete una crema morbida.

Sciogliete due cucchiaini di caffè liofilzzato e lo zucchero a velo nella panna liquida, montatela e unitela delicatamente alla crema

Montate a neve ferma gli albumi e uniteli al composto amalgamando tutto con molta delicatezza per non smontarli. La mousse sarà morbida e leggera

Trasferite la ciotola in frigorifero.

Mettete in ogni coppetta (o se preferite tutto in una ciotola grande) due manciate di pandoro, ricoprite  con la crema, decorate con quadratini di pandoro e  cioccolato fondente tagliato in piccoli pezzi. Mettete in frigorifero almeno un’ora e servite.

 

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…La neve verrà leggera come piccole piume d’oca, soffermandosi prima sugli alberi, quindi filtrerà tra i rami posandosi infine sui cortinari gelati, sugli arbusti di mirtillo, sul muschio come velo di zucchero su una torta. Le lepri, i caprioli, i cervi staranno immobili a guardare il nuovo paesaggio. Le volpi dentro la tana spingeranno fuori il naso per fiutare il nuovo e antico odore che ritorna. Ma quando sarà tutto bianco, si ricorderanno gli scoiattoli dove hanno nascosto le provviste? Il vecchio urogallo dello Scoglio del Tasso volerà sull’abete dove generazioni della sua famiglia hanno aspettato la primavera nutrendosi delle sue foglie. Il bosco sarà immerso in un tempo irreale e io andrò a camminarci dentro come in sogno. Molte cose mi appariranno chiare in quella luce che nasce da se stessa.

 Verrà, verrà il caro scricciolo sulla catasta di legna ad annunciarmi la prima neve come quando ero ragazzo con il suo tictictic ripetuto più volte, e il suo campanellino nascosto nella gola si sentirà anche lassù dove le nuvole compatte e bianche aspettano il segnale.

  

  lettura da: 
  “Inverni lontani“     di      Mario Rigoni Stern  

  1999   Giulio Einaudi editore

 

 

                    *                                           *                                          *

 

 

  

“Je vais dans la campagne qui est si belle ici, que je trouve peut-être plus agréable encore l’hiver que l’été.”                        Claude Monet 

 

                          Claude Monet    (Paris 1840 – Giverny 1926) 

                                                  La pie,   1868-1869

                                                  Musée d’Orsay, Paris

 

http://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/catalogo-delle-opere/notice.html?no_cache=1&nnumid=715

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In casa. Piccoli giacinti crescono

Con l’arrivo del nuovo anno in casa è sbocciato un bellissimo giacinto bianco che spande il suo profumo tutt’intorno. Altre tre piantine sono pronte ad aprire le loro spighe. Sono i bulbi dello scorso anno che ho ripiantato in estate e che sono cresciuti più piccoli e di un colore più tenue e screziato.  Sbocciano lentamente e colorano la casa in inverno, nel periodo natalizio li preferisco all’esotica stella di natale venduta in tutti i supermercati che in casa dopo pochi giorni perde tutte le foglie. I miei preferiti sono di colore bianco oppure blu quasi malva.

I giacinti si coltivano in terra oppure in idrocoltura mettendo i bulbi negli appositi vasetti. Vedere il post di  hortus

 

Nome scientifico:   Hyacinthus orientalis

Coltivazione,  curiosità e  altro  http://it.wikipedia.org/wiki/Hyacinthus

http://www.leserre.it/enciclopedia169/liliaceae/giacinto/hyacinthus.html

  

 

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Anticamente la dodicesima notte dopo natale, il 6 di gennaio era ritenuta una notte speciale dedicata alla luna, di qui il termine “epifania” ossia “apparizione, manifestazione” della luce lunare. Di origini pagane il personaggio della Befana ( nome derivato dal termine greco epi-fanea), appariva in cielo nella dodicesima notte con sembianze di strega benevola come rappresentazione della natura morente.   E tutt’ora vola nella notte a portare calze o carbone ai bimbi. 

Nella tradizione cristiana la festa dell’Epifania ricorda l’arrivo dei Magi a Betlemme.                                                                                                                  Dell’Epifania il dolce tipico è la focaccia con la fava, colui che la troverà  sarà fortunato tutto l’anno. La fava come simbolo solare di vita e di  prosperità.  In Francia si festeggia con la “gàlette des roi”,  la galletta dei  re Magi, una torta di sfoglia con dentro il frangipane e una  féve. Chi la trova sarà incoronato re o regina per un giorno. In tutte le boulangerie, pasticcerie e supermercati la “galette des roi” è  venduta con una corona di carta da mettere sopra la torta e sulla testa del vincitore.

L’Epifania chiude simbolicamente le feste del periodo natalizio e come vuole il detto popolare “tutte le feste porta via”. Evviva

 

 Curiosità

A Blain, vicino a Nantes, in Francia, esiste il      Musée de la Fève  ovvero degli oggettini di porcellana che sostituirono le fave nella galette a partire dal XIX secolo.

 

 Ricetta  della  galette des rois   potete trovarla    qui         qui:

 

      foto          amuses buoches

 

*                  *                 *                 *

 

                    Jean-Baptiste Greuze (21 August 1725 – 4 March 1805)

                                  Le gateau des Rois, 1774   (Musée Fabre)

da Wikipedia

 

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