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Archivio per la categoria ‘fiori’

Maggio è il mese delle rose e per non smentire il calendario e il detto,  la prima rosa è sbocciata. In un  angolo discosto, un pò in ombra contro il muro della scala.  E’ ancora in boccio, delicatamente sfumata. Una bellezza timida e discreta.

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Iris

 

 

Gocce di pioggia
brillano
sugli iris in fiore

(tentativo di haiku?)

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Ho incontrato spesso nelle mie passeggiate nei dintorni di casa, all’inizio della primavera, questi semplici fiorellini  raggruppati  in estese macchie bianche lungo i sentieri e in mezzo agli alberi, accanto alle macchie di pervinca, ai fiori di polmonaria e a cespi di primule e violette. Non conoscevo il loro nome, in casa li chiamavamo “fiori del cuculo” perchè sbocciano nei giorni in cui il cuculo, dopo i mesi invernali,  tornava a far sentire il suo cucù. Questi piccoli fiori hanno invece il nome poetico di anemone dei boschi.
Ho raccolto in rete qualche notizia.

L’anemone dei boschi (Anemone nemorosa), della famiglia delle Ranunculaceae, è una piccola pianta  erbacea e perenne con fiori bianchi. È tra le prime fioriture della primavera (o fine inverno) dei nostri prati. Spesso nasce nel tardo inverno e sboccia nelle prime giornate tiepide appena la neve scompare.
Sono fiori discreti e poco vistosi, amano i terreni freschi e sono diffusi nelle radure ma soprattutto nei boschi che a primavera sono luminosi pur senza essere esposti, dove formano folti tappeti fioriti. Sono spesso dimenticati a favore di viole, primule e margheritine, anche se il loro tocco supera in eleganza tutti gli altri e può essere affiancato a mughetti, bucaneve e campanellini d’inverno.
L’anemone si trova un po’ ovunque nei boschi del nord e del centro Italia. Alto dai 15 ai 20 cm, ha fiori bianchi, caratterizzati da grande variabilità per forma, dimensioni e colore, caratteristica questa utilizzata per dar vita a molte varietà da giardino. Al colore bianco si affiancano il rosa, il blu stinto o il viola chiaro e non mancano le sfumature rosse esterne alla corolla. I fiori solitari, eretti o reclinati, sono portati da uno stelo sottile. La corolla si compone di sei sepali. Le radici rizomatose, sotterranee, di colore scuro, in condizioni favorevoli riescono a creare un ramificato reticolo che dà vita a colonie numerose.
Il nome del genere attribuito a Teofrasto significa fiore del vento per le fragili corolle che si agitano al minimo spirare del vento. Il nome della specie invece deriva dal latino nemus= del bosco, con evidente riferimento al suo habitat boschivo.
Al calare del giorno o al sentore della pioggia il fiore dell’anemone  inclina il capo verso terra, mentre i petali esterni si avvicinano a forma di cupola per proteggere gli stami e i pistilli preziosi per la propagazione della specie.

E passeggiando in un bosco capita di vederli danzare al soffio del vento, delicati, proprio come fate dei fiori che annunciano il risveglio di primavera.

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Come ogni anno a primavera è fiorita la grande magnolia di corso Gabetti, zona Borgo Po, precollina di Torino. Si mostra in tutto il suo splendore ed è la più fotografata della città, anche La Stampa le ha dedicato un articolo.
La sua breve ma intensa fioritura celebra l’inizio della primavera. Sui rami nudi i fiori sfumati di rosa hanno petali carnosi, che la luce del sole del mattino rende quasi opalescenti. Il proprietario della casa ha posto accanto al portoncino d’ingresso un quadretto di ceramica dipinta con dedica alla magnolia, “pianta indispensabile a una bella casa”. Come  ringraziamento a chi rallegra la bella stagione di tenui colori, dà ombra e frescura in estate e compagnia tutto l’anno.
E in altri giardini di questo borgo tranquillo, altre magnolie e prunus e forsizie rallegrano e colorano le belle case.

Una curiosità di questa pianta. Oltre al  valore estetico i fiori di magnolia offrono elementi utili per la salute e la bellezza della persona. Da essi si ricavano oli essenziali usati in erboristeria. Come cosmetico l’olio di magnolia dona elasticità e morbidezza alla pelle.
I fiori della magnolia (quelli naturali e non trattati con antiparassitari) si possono usare anche in cucina, cucinati fritti in pastella come quelli di acacia e sambuco.

 

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C’è il sole e l’aria frizzante mette voglia di primavera, di colore e leggerezza. Passando sotto i portici di piazza Vittorio che digradano verso il Po, s’incontra questo negozio un pò speciale e diverso da tutti. Vende fiori e vestiti alla moda e retrò del colore dei fiori. Un pò negozio di abbigliamento, quasi un fioraio. Particolare in ogni stagione dell’anno. In inverno, intorno a Natale, è un tripudio di rami di bacche di stelle. Ricorda alcuni negozi che ho visto nel nord Europa,  mi fa pensare ad Amsterdam in particolare, una città unica che mi è rimasta nel cuore.
Tutt’attorno alle vetrine i vasi sono disposti con garbo in piccole aiuole fiorite, quasi a formare un giardino; i manichini sono vestiti dai colori pastello,  le scarpe nelle nuance di primule e viole tra campanule blu, lavanda  roselline e aromatiche. E un cane che dorme spesso è di guardia sull’uscio

 

La Circaquasi
Piazza Vittorio Veneto 17
Torino

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Ho ricevuto un premio…

Grazie a Viviana del blog Stravagaria per avermi assegnato il premio The versatile blogger. Lo dedico a tutte le persone che leggono queste pagine.

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Non so spiegare la mia predilezione per i fiori di giacinto, specie se sono bianchi. All’inizio dell’autunno compro un buon numero di bulbi e li interro nei vasetti di coccio o li sistemo negli appositi vasi di vetro con l’acqua. E’ così semplice farli crescere e godere della loro fioritura.  E se il bulbo è generoso, la fioritura è doppia.
Ora questo giacinto candido è sulla mia scrivania e m’incanto a guardare la perfezione dei piccoli fiori che si aprono a stella. La sua presenza amica e il suo profumo dolce e sottile sono motivo di gioia. Il profumo del giacinto è il mio profumo dell’inverno che sa di casa e di cose buone, assieme a quello delle bucce delle arance e dei mandarini, dei biscotti cotti nel forno,  assieme al profumo dell’aria  quando apro la finestra al mattino mentre  fuori nevica, e che sa di neve e di pulito. Questo profumo mi manca  in quest’inverno strano che pare primavera. Lo aspetto, c’è tempo ancora, forse verrà…
E i vostri profumi dell’inverno quali sono?

Vi auguro un buon fine settimana, e se in un momento di pausa volete rilassarvi, ascoltate questa musica sublime dalle 4 Stagioni di Vivaldi

 

L’Inverno  

3° movimento, allegro

Caminar Sopra il ghiaccio, e a passo lento
Per timor di cader girsene intenti;
Gir forte Sdruzziolar, cader a terra
Di nuovo ir Sopra ‘l giaccio e correr forte
Sin ch’ il giaccio si rompe, e si disserra;
Sentir uscir dalle ferrate porte
Scirocco, Borea, e tutti i Venti in guerra
Quest’ é ‘l verno, ma tal, che gioja apporte 

 

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Bianco

 

In casa i bulbi di giacinto iniziano a fiorire. Il primo è sempre bianco, come l’inverno e il candore della neve. Annuncio del Natale che viene…

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Ho messo sul balcone le pansè.  Forse un pò in ritardo le ho piantate nelle cassette e in una ciotola sul balcone a nord, dove per tutto l’inverno non vedranno  mai il sole. Mi mancavano i colori ora  che i balconi invernali di città  sono desolatamente orfani. Le viole del pensiero hanno faccette timide e vivaci, di tanti colori che rallegrano, ed essendo piantine molto resistenti al freddo, sopravvivono alle basse temperature e non temono la neve nè il gelo. L’inverno scorso i vasi erano sommersi dalla neve e i fiori, piegati,  ne sono usciti un pò malconci. Ma in primavera, ai primi tepori  hanno una ripresa sorprendente e danno il meglio di sè con bellissime fioriture fino a maggio.

Ho interrato i bulbi di tulipani, muscari e bucaneve.

 

 

E su un balcone riparato c’è il ciclamino che ama il freddo ma non sopravvive al gelo…

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Esperimenti

 

Esperimenti fotografici su una piantina di kalanchoe

Come coltivare la kalanchoe: http://www.elicriso.it/it/come_coltivare/kalanchoe/

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Ogni anno all’inizio dell’autunno compro un vaso di erica che quasi sempre, forse per la temperatura ancora calda e l’esposizione soleggiata del mio balcone, diventa secca in pochi giorni. A questo punto la metto in salotto dopo averla spruzzata di lacca, ed il suo colore porpora, vicino a quello rosato delle ortensie, è un ornamento decorativo per la stanza in inverno.

Dei due vasi acquistati quest’anno uno è  in salotto, l’altro messo su un balcone con esposizione a nord è ancora vivo e verde e spero lo rimanga a lungo. Essendo una pianta acidofila predilige un’esposizione fresca e poco sole.    Leggo l’etichetta sul vaso che dice Calluna vulgaris. Faccio una breve ricerca.

Calluna vulgaris o brugo, pianta della famiglia delle ericacee (wikipedia). Brugo ed erica non sono la stessa cosa. Brugo da brucus, termine di origine celtica che indicava la pianta, e da brucus è derivato il nome della brughiera, che evoca  una landa desolata e ventosa spesso descritta nei  romanzi inglesi dell’ottocento. Emily Bronte amò e descrisse la brughiera in tutte le stagioni: (…) In estate nulla di più delizioso di quelle vallette chiuse tra le colline, di quei poggi sporgenti ed erti, coperti di erica  (Emily Bronte, Cime tempestose).  Effettivamente é un suolo povero di sostanze minerali, arido e acido, dove questa piantina, meglio di altre riesce a vivere. Nelle baragge, le brughiere tipiche del vercellese, il terreno su cui cresce il brugo è un terriccio prezioso per le piante d’appartamento che necessitano di terra acida.

Il brugo è molto simile all’ Erica carnea sia per le foglie che per i fiori e si distingue da essa per la corolla ed il calice differenti (ancora wikipedia). Fiorisce dalla tarda estate all’autunno inoltrato, mentre l’erica fiorisce in inverno fino a primavera.

I fiori sono molto frequentati dalle api che producono un miele scuro e aromatico. Il legno delle radici più grosse serve per costruire i fornelli di pipe pregiate, mentre in passato i rami venivano riuniti per farne scope da giardino, dette “scope di brugo”. 

Molte sono le proprietà terapeutiche. E’ un rimedio contro tutte le infiammazioni delle vie urinarie. Il decotto di fiori schiarisce le efelidi e risana eczemi e disturbi cutanei. Il macerato alcolico è utile per massaggi in caso di artrite e reumatismi.   (Alfredo Cattabiani, Florario)

Il dott. Edward Bach per i suoi Fiori scelse l’erica, Heather,come rimedio alla solitudine “Per quelli che sono sempre alla ricerca di qualcuno che possa tener loro compagnia, perchè hanno bisogno di parlare dei loro affari con gli altri, qualunque possa essere l’argomento. Sono molto infelici quando restano soli per un certo tempo” (E. Bach)

Nel simbolismo  è dedicata alla solitudine ma anche alla speranza perchè cresce e fiorisce là dove non fiorirebbe nessun’ altra pianta.

L’erica è anche il fiore nazionale della Scozia dopo il cardo, e qualche anno fa, durante un viaggio nelle Highlans ne raccolsi un gran mazzo che portai a casa (non potevo non farlo). E la visione di quella distesa di fiori rosa è uno dei più bei ricordi che ho della Scozia.


 

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