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C’è il sole e l’aria frizzante mette voglia di primavera, di colore e leggerezza. Passando sotto i portici di piazza Vittorio che digradano verso il Po, s’incontra questo negozio un pò speciale e diverso da tutti. Vende fiori e vestiti alla moda e retrò del colore dei fiori. Un pò negozio di abbigliamento, quasi un fioraio. Particolare in ogni stagione dell’anno. In inverno, intorno a Natale, è un tripudio di rami di bacche di stelle. Ricorda alcuni negozi che ho visto nel nord Europa,  mi fa pensare ad Amsterdam in particolare, una città unica che mi è rimasta nel cuore.
Tutt’attorno alle vetrine i vasi sono disposti con garbo in piccole aiuole fiorite, quasi a formare un giardino; i manichini sono vestiti dai colori pastello,  le scarpe nelle nuance di primule e viole tra campanule blu, lavanda  roselline e aromatiche. E un cane che dorme spesso è di guardia sull’uscio

 

La Circaquasi
Piazza Vittorio Veneto 17
Torino

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Ho ricevuto un premio…

Grazie a Viviana del blog Stravagaria per avermi assegnato il premio The versatile blogger. Lo dedico a tutte le persone che leggono queste pagine.

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Febbraio è un mese bizzarro.  Dopo settimane di neve e gelo ora si addolcisce regalando giornate tiepide. E così in un sabato di quasi primavera con il sole che abbaglia e rallegra la giornata, vien voglia di uscire e andare nei prati. A Torino i prati sono al Parco Carrara da tutti conosciuto come Parco della Pellerina. Un vasto spazio verde di colline e boschetti di pini e betulle, percorso da sentieri e piste ciclabili, attraversato da un fiume, la Dora Riparia.  Sotto il sole nell’aria insolitamente dolce, eravamo in tanti, comprese le anatre  i germani le gallinelle d’acqua le folaghe e i gabbiani che popolano i due laghetti artificiali. E le tartarughe acquatiche, centinaia grandi e piccole, si crogiolavano immobili sulle sponde del lago grande.

 

 

Poco più in là, in un avvallamento paludoso,  si è formato naturalmente in seguito ad un alluvione  uno stagno attorniato da canne. Sul sentiero in ombra c’è ancora neve, e l’acqua è parzialmente gelata. Sopra il ghiaccio le folaghe in abito nero camminano adagio, buffe e un pò  curve, come vecchine attente a non cadere…

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I falafel della cucina araba e mediorientale sono molto gustosi, speziati e saporiti. A Torino li trovo buoni nel ristorante curdo Kirkuk cafè che propone piatti della tradizione curda, libanese, turca e greca. Il locale è accogliente e l’ambiente  informale, al momento della prenotazione è richiesto se si preferisce il tavolo normale (io sì) o quello basso. In questo caso si può  mangiare seduti per terra su tappeti e cuscini.

I falafel di questa ricetta sono tali solo nell’aspetto, in realtà sono polpette di lenticchie, che contrariamente ai falafel di ceci non vengono fritte ma cotte in forno rimanendo più morbide e leggere.
Sono buone sia calde che fredde accompagnate da una salsa  di lenticchie simile all’hummus di ceci. E’ possibile  prepararle in anticipo il giorno prima e poi riscaldarle all’ultimo momento in forno microonde

 

Falafel di lenticchie

Ingredienti: 200g di lenticchie rosse decorticate, 1 cucchiaino di cumino in polvere, 1 panino raffermo, 4 cucchiai di pecorino grattugiato, sale, pepe, 1/2 cucchiaino di coriandolo in polvere, 1/2 cucchiaino di curcuma,  prezzemolo tritato (o coriandolo), 1 cipollotto, aglio, olio evo

Lavate le lenticchie e fatele cuocere con 2 bicchieri d’acqua (l’acqua deve coprirle di un centimetro, se asciuga se ne aggiunge un pò) e un cucchiaino colmo di cumino in polvere per circa 20 minuti. A fine cottura devono risultare completamente asciutte e  sfatte.
Fate raffreddare
Mettetele in una ciotola con il pane già ammollato scolato e ben strizzato, il pecorino grattugiato, il cipollotto tagliato fine, il prezzemolo tritato, curcuma e coriandolo in polvere, aglio tritato finissimo e sale.
Mescolate bene. Otterrete un composto omogeneo abbastanza sodo. Se risultasse troppo morbido aggiungete un cucchiaio di farina.
Formate le polpette e mettetele in frigorifero 20 minuti
Stendete un foglio di carta da forno su una teglia e ungetelo di olio. Fatevi rotolare i falafel in modo che restino unti in modo uniforme.
Cuocete in forno a 180° per 20 minuti.

 

Hummus di lenticchie

100 g di lenticchie rosse decorticate cotte (come sopra), 100 g di yogurt greco ( o comunque denso), 2 cucchiai di *tahin  o tahina (pasta cremosa di sesamo già pronta), sale, un pizzico di paprika, olio evo.

Frullate tutto nel mixer. La salsa deve venire liscia e cremosa. Guarnite con prezzemolo tritato (o coriandolo fresco se l’avete, io non riesco a trovarlo)

E’ un hummus di lenticchie simile all’hummus di ceci. In alternativa si può fare la salsa senza le lenticchie, fatta  con yogurt,  tahina olio, un’idea di aglio e sale mantenendo la proporzione di un cucchiaio di thaina e il doppio di yogurt. In questo caso rimarrà meno densa. Potete aromatizzarla con aromi tritati, coriandolo, prezzemolo menta o altro.

 *Nota sulla tahina

Se la conoscete evitate di leggere. Per chi invece vuole qualche informazione,  tahintahina è una crema densa ricavata dai semi di sesamo  tostati e spremuti. Il sapore è piuttosto deciso. La potete trovare facilmente nei negozi bio o nei supermercati (ricordate di conservare il recipiente al fresco dopo l’apertura).

 

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Kirkuk cafè
Via Carlo Alberto 16-18 bis
Torino 

 

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Torino al  parco del Valentino domenica mattina. Il castello e la Fontana dei 12 mesi.
Le fanciulle della fontana graziosamente infreddolite

 

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Nei quadri di Tino Aime trovo il paesaggio come nei millenni è trascorso sulle montagne delle Alpi, e la gente che è vissuta nel lunghissimo tempo lasciando quelle tracce che resteranno a testimonianza. Sono quadri da «leggere», che hanno la forza nella loro sintesi che in nessun altro modo si potrebbe esprimere; o solo con un verso sublime. Forse per questo la neve (così difficile da rendere in pittura e nessuno, oggi, la sa dipingere meglio di lui) difende questo suo mondo e nasconde dietro il suo ovattato silenzio un lungo passato, o un momento, ma più ancora uno stato d’animo lirico e malinconico.
Le case silenziose con i camini che non fumano sembra siano lì a raccontarsi storie di generazioni di montanari, da quando risalendo dal borgo in basso i primi uomini erano arrivati quassù per alzare un muro di una stalla e di un fienile, e poi una vera casa; e dopo si sono messi a dissodare un orto volto a mezzogiorno, roncare un fianco cespugliato, terrazzare e seminare fin dove le rocce lo permettevano. [...] La neve di Aime copre pietosamente: lavoro di generazioni, amore, sofferenze, piccoli cimiteri. Ma non è tragica: una antica e saggia pace viene dalle sue pitture perché tutto quello che è stato può ritornare. Lo sguardo che dalle sue «finestre», come dalle mie, va verso le case degli Uomini e le montagne della Terra vede un cielo con la luna, un vecchio con un sacco di fieno sulle spalle, i merli che beccano i sorbi, gli orti con i recinti divelti.

                                          Mario Rigoni Stern, 1986

 

 

Le vecchie finestre inquadrano un borgo di montagna, angoli addormentati di case imbiancate di neve e rischiarate dalla luna, orti spogli e un ramo di bacche rosse. Fiori secchi e melograni. Il silenzio che avvolge l’inverno.
Per chi ama la neve e il silenzio.
Andatela a vedere,  la mostra è aperta fino al 5  febbraio

 

Tino Aime
I segni del silenzio
Museo Nazionale della Montagna
Piazzale Monte dei Cappuccini,7
Torino

 2 dicembre 2011 – 5 febbraio 2012

 

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Abiti sontuosi, romantici, scintillanti, da giorno da pomeriggio da sera da cocktail, molti dei quali appartenuti a personaggi storici che hanno caratterizzato un’epoca con il loro stile. E’ la moda italiana dal 1861 fino ad oggi raccontata in questa bellissima e imperdibile mostra allestita   nel complesso barocco della Reggia della Venaria Reale, che recuperato dopo anni di degrado e incuria, oggi è nell’insieme, splendido. Vale una visita la sola galleria di Diana o la cappella di sant’Uberto, e all’esterno i giardini e la fontana luminosa, che nelle sere d’estate, incanta con lunghi getti d’acqua che danzano e cambiano colore accompagnati dal suono della musica.

E’ l’ambiente ideale per collocare questi abiti da sogno, inseriti in un magico gioco di specchi,  che con la mente ci fanno volare in un’epoca caratterizzata da grandi balli, saloni lucenti, leggiadre dame e affascinanti gentiluomini avvolti dalla magia del passato, rendendoci quasi partecipi della scena. Un lungo viaggio nella moda dell’Italia che segue e riflette le vicende storiche sociali politiche e culturali del nostro Paese. Si passeggia tra luci soffuse e  splendidi abiti che ci riportano indietro nel tempo, ed ecco l’abito da sera in velluto scuro della contessa di Castiglione, dama bellissima e potente, amica del re e di Cavour, molto vicina ai personaggi illustri del Risorgimento. E poi  il lunghissimo regale manto verde appartenuto alla regina Margherita e ancora l’abito bianco di Angelica, indossato da Claudia Cardinale (con un invidiabile vitino da vespa, 54 cm!) nella scena del ballo del film il Gattopardo. Gli abiti, circa 200 e tutti autentici, provengono alcuni da musei e molti dalla storica sartoria teatrale Tirelli-Trappetti di Roma.  Gli altri  sono creazioni di grandi stilisti, Biki Schubert Capucci  Balestra Valentino. Particolarissimo il vestito da prete confezionato dalle sorelle Fontana nel 1955 per Ava Gardner, il “pretino” in seta nera con tanto di bottoni rossi e cappello da monsignore, o l’abito indossato da Alida Valli in “Senso” di Visconti. E ancora i completi di D’Annunzio, e i panciotti futuristi di Marinetti disegnati da Balla. Le sete e i veli che avvolgevano Eleonora Duse e Lina Cavalieri, i luccicanti corti abiti  a frange e lamè dell’epoca del charleston, le scarpe dorate di Ferragamo appartenute a Marylin Monroe. Realizzati da mani sapienti gli abiti di tulle e raso o tempestati di ricami perle e lustrini, a palloncino anni ’50, colorati e stravaganti degli anni ”60 e ’70 fino ad arrivare agli stilisti  di oggi, Versace e Armani. Meraviglia di stoffe e arte! Per sognare un pò.

La mostra è inserita nei festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia e per chi volesse visitarla è aperta fino al 29 gennaio. In questi giorni di vacanze natalizie, lunghe code per entrare, ma ne vale la pena.  Naturalmente c’è un grande entusiasmo da parte delle donne, mariti e compagni li ho visti meno interessati. Se volete un consiglio, andateci da sole e godetevi senza fretta questo viaggio al femminile.

 

 

 

 

 

Moda in Italia
Sala della Arti della Reggia di Venaria
Piazza della Repubblica
Venaria Reale, Torino
Aperta fino al 29 gennaio

 
 

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Torino non è solo cemento, non crescono solo case e grattacielo sanpaolo, ma anche piccole (e grandi) aree verdi. L’ultimo spazio verde  è un orto-giardino creato nel fossato del castello di Palazzo Madama. Di ispirazione medievale è basato su documenti e materiali d’archivio del 1400, dove risulta che attorno al castello erano presenti un “viridarium” inteso come boschetto, frutteto e vigna, un hortus e un “ jardinum domini”, il giardino privato dei principi dediti a nobile lettura, gioco, conversazione e riposo.

 

L’hortus odierno ospita aiuole di forma quadrata o rettangolare recintate di rami intrecciati, organizzate in aiuole tematiche. Un piccolo orto botanico medievale dove crescono vigorosi gli ortaggi come carote, bietole, porri e melanzane, zucche rampicanti e fagioli, che si alternano a piante aromatiche, officinali e cosmetiche, erbe tintorie, ornamentali e simboliche.

 

Lungo i vialetti siepi di arbusti da bacca  e filari di alberelli da frutto a spalliera, piante di vite, e anche un pollaio con finte galline e un porcilaio con finti maiali.

Nel “giardino del principe”  un bel tappeto erboso, graticci con rose rampicanti,  piante di fragoline di bosco, una fontana e una bella panca di rami intrecciati sotto una topia di vite.

 

Il giardino del castello, Palazzo Madama, Torino

http://www.palazzomadamatorino.it/pagina3.php?id_pagina=620

 

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1861 – 2011 

150° Anniversario dell’Unità d’Italia

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Domenica pomeriggio. Quattro passi

Tra portoni porte sovraporte…

 

 

 

Torino.  Palazzo Barolo, via delle Orfane n. 7

 

 

Torino. Chiesa di San Domenico, via S. Domenico 

 

 

 

 

Torino.  Via Corte d’Appello  verso via Milano                                                          (Incontro con giovane uomo con basco)

 

 

 

Al Bicerin, piazza della Consolata   

 

Domenica pomeriggio, febbraio. Usciamo di casa per fare quattro passi e inevitabilmente ci si ritrova a girovagare nelle strade del centro storico semideserte e silenziose. A rivedere angoli già conosciuti frettolosamente e a fare nuove conoscenze. Davanti al Bicerin un gruppo di persone attende pazientemente il suo turno, qui la fila è d’obbligo poi ci sarà il piacere di assaporare una piccola felicità golosa.

 

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Osservo la lunga tavola imbandita con pezzi antichi, porcellane ma non solo, importanti e a volte ingombranti come gli sfarzosi centrotavola Thomire (Pierre-Philippe Thomire 1751-1843 bronzista-cesellatore di Napoleone  molto amato in Russia) in bronzo dorato, candelabri a più braccia, opere di cesello e bravura che non avrebbero illuminato che tavole di re.

Il Settecento è il secolo della porcellana con la nascita in Europa delle fabbriche di Limoges e Sèvres, Meissen, Capodimonte e Wedgwood. Caterina di Russia sovrana illuminata e colta, appassionata di arte e antichità,  guardava con attenzione alla produzione delle fabbriche di ceramica. Nel 1776 commissiona alla Manifattura Reale di Sèvres il Servizio dei Cammei per farne dono al suo amante il principe    Grigorij Potemkin .

 

Servizio dei Cammei,  1778-79

Manifattura Reale di Sèvres (Francia).  Porcellana tenera e dura, dipinta e dorata

Bellissimi i pezzi color turchese brillante e oro tra cui una compostiera, rinfrescatoi per  bottiglia per bicchieri e per gelato, tazze da gelato e vasetti da marmellata.  In stile neoclassico con la riproduzione  in rilievo e a pennello dei cammei greci e romani intagliati nella porcellana dura e incastonati. Su ogni pezzo il monogramma “E II”, la lettera iniziale del suo nome in russo, Ekaterina.
 

 

  

Servizio dei Cammei: 

piatto da dessert

Vassoio con vasetti da marmellata

http://it.wikipedia.org/wiki/Manufacture_nationale_de_S%C3%A8vres

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Servizio della Rana Verde o Green Frog

 Manifattura Etruria di Josiah Wedgwood.   Burslem (Inghilterra), 1773-74

Terraglia (Queen’s ware) color crema  dipinta

 

 

Una  piccola ranocchia verde  compare sul bordo di ogni pezzo di questo servizio destinato  a Palazzo Tschesme,  residenza imperiale di campagna fatta costruire da Caterina in una zona paludosa detta la Grenouillere, ranocchiaia o palude delle rane.

E guardando all’Inghilterra, paese amato da Caterina, nel 1773 commissiona il Servizio Green Frog alla fabbrica di Josiah Wedgwood nello Staffordshire. La collezione ha come soggetto il paesaggio inglese e sono 1222 i paesaggi interamente dipinti a mano. Su ogni pezzo sono raffigurate eleganti vedute di palazzi, abbazie, castelli e parchi dell’Inghilterra, anticato in color seppia e nero su fondo crema. L’intero servizio per 50 persone era composto di 680 pezzi per il servizio da pranzo e di 264 per quello da dessert. Fu catalogato in lingua francese in un manoscritto con la denominazione di ogni singola veduta e su ogni pezzo della collezione fu riportato il numero della veduta corrispondente.

Il servizio è realizzato in ‘Queen’s ware’, un tipo di terraglia inventata da Josiah Wedgwood come variante più economica della costosa porcellana.

Il servizio è bellissimo per il colore neutro, le delicate sfumature seppia e i paesaggi dipinti. Deliziose le salsiere!

piatto da dessert, salsiera con coperchio, piatto da portata con coperchio, salsiera con coperchio e cucchiaio, salsiera con coperchio e vassoio.

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                         Ekaterina Alekseevna II di Russia 1729 – 1796

                Jacques Dominique Rachette    -    Busto di Caterina II, 1790

 terracotta

Museo dell’Ermitage,  San Pietroburgo

 

 

La mostra:

Porcellane Imperiali. Dalle collezioni dell’Ermitage  

Torino,  Palazzo Madama

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