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Archive for the ‘passeggiate tra casa e dintorni’ Category

 

 

 

 

Ho incontrato spesso nelle mie passeggiate nei dintorni di casa, all’inizio della primavera, questi semplici fiorellini  raggruppati  in estese macchie bianche lungo i sentieri e in mezzo agli alberi, accanto alle macchie di pervinca, ai fiori di polmonaria e a cespi di primule e violette. Non conoscevo il loro nome, in casa li chiamavamo “fiori del cuculo” perchè sbocciano nei giorni in cui il cuculo, dopo i mesi invernali,  tornava a far sentire il suo cucù. Questi piccoli fiori hanno invece il nome poetico di anemone dei boschi.
Ho raccolto in rete qualche notizia.

L’anemone dei boschi (Anemone nemorosa), della famiglia delle Ranunculaceae, è una piccola pianta  erbacea e perenne con fiori bianchi. È tra le prime fioriture della primavera (o fine inverno) dei nostri prati. Spesso nasce nel tardo inverno e sboccia nelle prime giornate tiepide appena la neve scompare.
Sono fiori discreti e poco vistosi, amano i terreni freschi e sono diffusi nelle radure ma soprattutto nei boschi che a primavera sono luminosi pur senza essere esposti, dove formano folti tappeti fioriti. Sono spesso dimenticati a favore di viole, primule e margheritine, anche se il loro tocco supera in eleganza tutti gli altri e può essere affiancato a mughetti, bucaneve e campanellini d’inverno.
L’anemone si trova un po’ ovunque nei boschi del nord e del centro Italia. Alto dai 15 ai 20 cm, ha fiori bianchi, caratterizzati da grande variabilità per forma, dimensioni e colore, caratteristica questa utilizzata per dar vita a molte varietà da giardino. Al colore bianco si affiancano il rosa, il blu stinto o il viola chiaro e non mancano le sfumature rosse esterne alla corolla. I fiori solitari, eretti o reclinati, sono portati da uno stelo sottile. La corolla si compone di sei sepali. Le radici rizomatose, sotterranee, di colore scuro, in condizioni favorevoli riescono a creare un ramificato reticolo che dà vita a colonie numerose.
Il nome del genere attribuito a Teofrasto significa fiore del vento per le fragili corolle che si agitano al minimo spirare del vento. Il nome della specie invece deriva dal latino nemus= del bosco, con evidente riferimento al suo habitat boschivo.
Al calare del giorno o al sentore della pioggia il fiore dell’anemone  inclina il capo verso terra, mentre i petali esterni si avvicinano a forma di cupola per proteggere gli stami e i pistilli preziosi per la propagazione della specie.

E passeggiando in un bosco capita di vederli danzare al soffio del vento, delicati, proprio come fate dei fiori che annunciano il risveglio di primavera.

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Che emozione vedere un gregge in movimento. In campagna negli ultimi giorni dell’autunno o all’inizio della primavera non è insolito incontrare pecore al pascolo. Alcuni giorni fa, nei dintorni di casa un gruppo di pecore pascola in un pioppeto. Un giorno di fine febbraio. La campagna è appena uscita dall’inverno, sugli alberi spuntano le prime gemme, l’azzurro degli occhi della madonna è ovunque. Il sole è caldo, troppo, e al pomeriggio  pare di essere a  primavera inoltrata.
Il gregge pascola tranquillo in mezzo ai pioppi, le pecore e gli agnellini brucano a testa bassa con buon appetito e voracemente, avanzando veloci. L’erba è poca, ancora invernale; quando spunterà la nuova,  verde e tenera, sarà la loro felicità. Il pastore le sorveglia da lontano e il cane, attento ai suoi ordini, corre a fianco delle pecore facendole indietreggiare se cercano di allontanarsi.
Quando il pastore prende il comando, il gregge sta alle sue spalle ubbidiente,  e  riprende il cammino verso un nuovo pascolo.

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La campagna e la neve, luminosità e quiete prima del disgelo.

 

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Né la primavera né la bellezza d’estate hanno la grazia

che ho visto sul viso dell’autunno.

 

No spring, nor summer beauty hath such grace

As i have seen in one autumnal face

       
                       John Donne,  Elegie IX, The Autumnal

 

 

 

 

Una domenica di ottobre, la campagna  e i meravigliosi colori dell’autunno rosseggianti più vivi che mai

 

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Rondini rondoni o balestrucci? L’attesa.

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La lunga estate calda è ancora qui e sembra non volerci abbandonare. Le giornate belle con  il sole splendente, i colori e gli odori intensi della menta e del basilico, i fiori e le piante che ora rivivono dopo il caldo africano di agosto. Le giornate lunghe dell’estate  si fanno più corte ogni giorno un pò, ma nei giorni scorsi, in un paesino di mare della Liguria, ho potuto ammirare dei tramonti infuocati. Fantastici! 

E’ tornato settembre e tutti o quasi abbiamo ripreso le nostre abitudini consolidate. E nel mio caso, di progetti e buoni propositi, come ogni anno a settembre. Ricomincerò a fare yoga, riprenderò il corso di foto, mi iscriverò all’unitre e voglio assolutamente imparare ad usare la macchina da cucire… 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Libellule.

Stanno per fermarsi…

Splendore delle ali.

 

                                                           Natsume Soseki

 

Libellula rossa o Simpetro sanguineo, Sympetrum sanguineum

Non avevo mai visto libellule rosse.  Le ho incontrate vicino al lago, luogo infestato dalle zanzare, mai come quest’anno numerose e affamate. Amano gli ambienti acquatici le libellule, e sono ottimi predatori-trici di insetti.  Sarà un caso, ma nel  tempo trascorso in loro compagnia non ho sentito neanche una zanzara intorno! 

 

 

 

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Passeggiando in campagna  una domenica di giugno. Caldo, zanzare (!) e silenzio. Piccoli incontri.

 

 

 

 

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La campagna d’autunno è vestita di colori incredibili; ancora ci offre gli ultimi frutti.  Silenziosa e velata dalle nebbie al mattino, tra l’odore acre delle foglie bagnate, la campagna attende e si riposa.

 

                    

 

 Nell’ordine frutti di:

Rosa canina        http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_canina

 

“Crataegus levigata”,         Biancospino  selvatico http://www.funghiitaliani.it/index.php?showtopic=10087

 

“Euonymus europaeus”,    Fusaggine o cappello da prete    http://www.naturamediterraneo.com/fusaggine/                                    http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Euonymus_europaeus

 

 

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      Myles Birket Foster (1825-1899)         Children picking blackberries 

Raccogliere le more selvatiche è divertente e faticoso. Ci si addentra nei viottoli di campagna  per non  cogliere lungo la strada  quelle impolverate da macchine e trattori. Sul terreno di una vigna abbandonata e incolta  c’è una   lunga   siepe di   rovi; le more pendono lucide e  succose, ma  i   rovi   sono spinosi e  i lunghi  rami  si aggrappano ai vestiti  e  alla pelle. Le più belle e più  grosse sono lassù  in alto  e  chi le raccoglie? è mattino inoltrato e  il caldo è appiccicoso,  le zanzare pizzicano,  il cane ostinatamente  s’intrufola sotto i cespugli  attirato da chissà  cosa …  la cesta è piena a metà, per la marmellata può bastare.

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 Marmellata di more

ingredienti: 2 kg di more lavate e scolate dall’acqua, 700 g di zucchero, 1 bicchiere d’acqua

Lavate le more,  mettetele in una pentola e fate cuocere venti minuti fino a che siano spappolate. Passatele al passaverdura per eliminare i semi, aggiungete lo zucchero e l’acqua e rimettete sul fuoco cuocendo lentamente e rimestando di tanto in tanto fino a che la marmellata si sarà addensata. Nella cucina si spanderà un intenso e fragrante  profumo di more;  per sicurezza fate la prova piattino, se la marmellata non scivola è pronta (la mia è cotta in 1 ora e 30 minuti).  Mettete nei vasetti e sterilizzate 20 minuti.

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Il sole e il calore del mese d’agosto  hanno regalato delle more ben mature, dolci e succose. La marmellata è veramente squisita e racchiude il profumo dell’estate. 

 

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rsz_john_george_brown_-_picking_berries_1864_                John George Brown (1831-1913)          Piking berries          1864               
     da       http://www.encore-editions.com/victorianart.htm 
 

                              

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Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio
 
Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri….
 
                                                        Fabrizio de Andrè             Le Nuvole  199o
 

 A volte hanno le forme più strane e mai uguali. Passeggiando le seguo con il naso all’insù, ma quelle che abbiamo osservato la sera del 13 agosto poco prima dell’imbrunire, non  le avevo mai viste. Dopo una minaccia di temporale il cielo si è rasserenato e nella luce rosata del tramonto sono comparse delle nuvole insolite dalla forma curiosa.   Alcuni giorni dopo è apparso su Repubblica un articolo di Luca Mercalli che ha dato spiegazione alla nostra curiosità.  “Cumulonimbus mammatus”  è  il nome scientifico delle nuvole dalla forma simile a  mammmelloni giganti.

    

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 Se anche a voi succede di fermarvi a osservare le nuvole entrate qui:    http://www.cloudappreciationsociety.org/gallery/

 

Questo l’articolo di Luca Mercalli su Repubblica :    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/19/inusuali-mammelloni-nel-cielo-del-canavese.html

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