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Archive for the ‘pensieri, ricordi’ Category

 

 

 

  

Il libro è un pò malconcio e  manca della copertina originale, resta ignoto sia il titolo che l’autore.  Le pagine sono sgualcite e la carta è ingiallita e macchiata dal tempo. Il vecchio libro di ricette che presumo sia stato stampato sul finire del 1800,  apparteneva alla mia bisnonna materna, Celesta, nata intorno al 1870  in una cascina in mezzo alle risaie del vercellese. La ricordo molto anziana, con una crocchia di capelli bianchi e tanti acciacchi. Aveva trascorso la sua vita lavorando duramente per crescere i  figli. Quasi novantenne,  ripeteva a me bambina, alcune parole in francese, ricordando il tempo trascorso in Svizzera nei primi anni del ‘900 dove lavorava come lavandaia e cameriera al servizio di ricche signore

Mi piace pensare che abbia preparato qualcuno di questi piatti, le ricette sono tante e tutte numerate come nel libro dell’Artusi. Ho voluto provare questi biscottini qui detti arancini, che si fanno in un attimo, sono morbidi con un buon sapore di arancia, il sapore e il profumo dell’inverno. 

 

Con questi ingredienti si ottengono una quindicina di biscotti

Ingredienti:  100 g di farina, 1 uovo, 30 g di burro, 40 g di zucchero, 1 arancia bio

Mettete in una terrina o nel mixer la farina, l’uovo il burro e lo zucchero. Aggiungete la buccia grattugiata di un’arancia. Spremete mezza arancia e aggiungete il succo.

Miscelate sino ad ottenere un impasto molto morbido. Rivestite con la carta da forno una teglia e formate con un cucchiaio piccole montagnole di impasto delle dimensioni di una noce distanziandole una dall’altra.

Cuocete in forno a 170° per 15 minuti

 

 

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L’assenza

 

L’inverno con le sue ombre lunghe sa essere crudele, a volte una scheggia di ghiaccio ci colpisce al cuore, dolorosamente. Febbraio sta finendo, il mese più breve  è stato molto lungo, freddo e buio.

Ora guardandomi intorno, vedo gemme cotonose avvolte dal sole, che svelano promesse di gioia e di  nuova vita …

 

 

 

VIVERE è, insieme accumulo e perdita. Incontrarsi e dirsi addio. Volti, nomi, storie, sentimenti, persone. Ci vengono incontro, ci affiancano, ci accompagnano per un tratto di strada; poi se ne vanno, prendono altre vie, altri sentieri; a volte si fermano, e rimangono lì e ci guardano allontanarci e diventare sempre più piccoli, sempre più distanti, mentre proseguiamo il cammino e spesso neppure ci voltiamo indietro, presi da mille pensieri, gli occhi e la mente intenti alla prossima meta. Ma ci lasciano, tutti, qualcosa. Un fardello piccolo o grande, prezioso sempre; ci lasciano il balsamo misterioso e dolcissimo dell’assenza.

L’assenza è una voce che non sentiremo più, eppure ci parlerà dal profondo del cuore nell’ora più buia, nel giorno più difficile. L’assenza è una mano che puoi stringere forte quando ogni altra mano ti sfuggirà e il coraggio parrà venirti meno. L’assenza è un ricordo che a chiunque – ma non a te – parrà banale, è una fotografia in bianco e nero, una frase che contiene un mondo, una cantilena imparata non sai più quando  e dove, un sorriso, un’amarezza seppelliti nella memoria. E’ una sera d’estate con le nuvole alte nel cielo, antichi re delle fiabe che partono per l’esilio; è una strada ripercorsa tante volte, è il Natale come lo aspettavamo da bambini, un giardino misterioso come la giungla nera, un pomeriggio giocato all’ombra di un cortile, mitologia quotidiana, lessico familiare, epopea domestica.

L’assenza è il tempo che ti pareva inesauribile e invece non c’è più, il tempo per tutto ciò che non hai saputo dire, che non hai potuto fare; è il rimorso per un bacio mai dato, per una lettera non spedita, per le parole inutili e i silenzi crudeli. E’ l’amore che ti porti dentro, è quello che resta quando tutto finisce. Il rendiconto ultimo, il significato del vivere.

                                                                         Gabriele Ferraris,    L’ASSENZA

 

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E’ un bel mese dicembre, anche se oggi la città è fredda e grigia, il cielo è livido e a tratti nevischia. Per alcuni è solo il mese del freddo e del buio che scende presto e avvolge le città e le campagne.

Ma è anche il mese della speranza e dell’attesa, l’Avvento e il Natale, della luce che nasce dopo il solstizio d’inverno, delle luci colorate e gli addobbi delle feste.

E’ il tepore della casa che ci accoglie la sera, è una candela accesa a rischiarare una finestra buia, un fiore di giacinto che profuma la stanza, è una tazza fumante di tè alla menta e un libro non ancora letto.

E un ricordo di mani e piedi gelati e di giochi nella neve. Risvegliarsi al mattino nella stanza fredda e lasciare a fatica il letto caldo, vestirsi in fretta per non far tardi a scuola. Lo scoppiettare della legna secca nella stufa che brontola in cucina, e il profumo delle mele cotte nel forno da mia madre. La neve nel bicchiere con lo zucchero e l’odore pungente dei mandarini.

E le orme di un gatto sulla neve soffice del cortile, la sera. Mi piace dicembre.

 

Buon dicembre a tutti!

 

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uva fragola

Nell’orto c’è una topia di uva fragola  bianca e nera,  dolce e profumata. L’uva americana,  come la chiamano qui, si conserva (si conservava) a lungo in inverno, specie quella nera. I grappoli che adesso sono maturi vengono tagliati e posti in luogo fresco e in penombra, ad appassire fino a  diventare quasi uva passa. Assieme alle mele era la frutta dei contadini nell’inverno di tanti anni fa. Il mio ricordo di bambina è una stanza fredda, in inverno e un profumo intenso di mele e di uva.

 mostarda di uva fragola

 

Mostarda di uva fragola

Occorrono:

600 g di acini di uva fragola bianca e nera, 2 mele bio, 1 pesca, 280 g di zucchero di canna, 1 cucchiaino di cannella

Lavate gli acini di uva fragola e metteteli  in una pentola. Sbucciate e tagliate a pezzi la pesca. Tagliate a pezzi  le mele senza sbucciarle (devono essere biologiche). La buccia delle mele contiene pectina, addensante naturale. Versate la frutta nella pentola con l’uva e fate cuocere almeno un’ ora e mezza fino a quando il composto diventa una purea. A questo punto passate tutto al setaccio schiacciando bene per eliminare bucce e vinaccioli. Rimettete il preparato sul fuoco, aggiungete lo zucchero di canna e un cucchiaino di cannella e cuocete per altri 20 minuti fino a ottenere la giusta densità.

Fate raffreddare, mettete nei barattoli e sterilizzate per 20 minuti.

La  mostarda di uva fragola accompagna ottimamente le tome e i formaggi saporiti.

copiata con qualche variante dal libro:   

“Le ricette di saper spendere” di Simonetta Conti                                                editrice  La Stampa,   Torino  2005

Emilie Preyer

Emilie Preyer    !849-1930           Pittrice tedesca
Grapes, plums, chestnuts, and apple and a vase of wild flowers on a marble ledge     1878

 

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E’ una vecchia casa quella di campagna, dentro i suoi muri spessi è sempre fresco d’ estate. In cucina c’è una vecchia credenza, alcune pentole sono di alluminio e un pò ammaccate dall’uso ma perfette per cuocere crostate, una terrina un pò sbreccata veniva usata quando ero piccola per il latte appena munto. Nella cucina  di campagna si preparano conserve e marmellate, buonissimi gnocchi, persino un piatto di lumache catturate nell’orto.

Per me ha il fascino delle vecchie case che hanno accolto generazioni di bambini poi divenuti adulti e a loro volta genitori e poi vecchi, tutta una vita assieme alle piccole cose quotidiane (quando le ferie non esistevano e di vacanze non si parlava mai); quante cose potrebbero raccontare queste stanze…. Gente umile e laboriosa è vissuta qui, nonni e bisnonni mai conosciuti se non attraverso racconti e vecchie fotografie  ingiallite dal tempo, eppure ancora presenti.

 

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Viggo Johansen (Copenhagen1851-1935)    Kitchen interior    1884

Skagens  museum     Skagen ,Dk

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