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Archive for the ‘Torino’ Category

 

Come ogni anno a primavera è fiorita la grande magnolia di corso Gabetti, zona Borgo Po, precollina di Torino. Si mostra in tutto il suo splendore ed è la più fotografata della città, anche La Stampa le ha dedicato un articolo.
La sua breve ma intensa fioritura celebra l’inizio della primavera. Sui rami nudi i fiori sfumati di rosa hanno petali carnosi, che la luce del sole del mattino rende quasi opalescenti. Il proprietario della casa ha posto accanto al portoncino d’ingresso un quadretto di ceramica dipinta con dedica alla magnolia, “pianta indispensabile a una bella casa”. Come  ringraziamento a chi rallegra la bella stagione di tenui colori, dà ombra e frescura in estate e compagnia tutto l’anno.
E in altri giardini di questo borgo tranquillo, altre magnolie e prunus e forsizie rallegrano e colorano le belle case.

Una curiosità di questa pianta. Oltre al  valore estetico i fiori di magnolia offrono elementi utili per la salute e la bellezza della persona. Da essi si ricavano oli essenziali usati in erboristeria. Come cosmetico l’olio di magnolia dona elasticità e morbidezza alla pelle.
I fiori della magnolia (quelli naturali e non trattati con antiparassitari) si possono usare anche in cucina, cucinati fritti in pastella come quelli di acacia e sambuco.

 

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C’è il sole e l’aria frizzante mette voglia di primavera, di colore e leggerezza. Passando sotto i portici di piazza Vittorio che digradano verso il Po, s’incontra questo negozio un pò speciale e diverso da tutti. Vende fiori e vestiti alla moda e retrò del colore dei fiori. Un pò negozio di abbigliamento, quasi un fioraio. Particolare in ogni stagione dell’anno. In inverno, intorno a Natale, è un tripudio di rami di bacche di stelle. Ricorda alcuni negozi che ho visto nel nord Europa,  mi fa pensare ad Amsterdam in particolare, una città unica che mi è rimasta nel cuore.
Tutt’attorno alle vetrine i vasi sono disposti con garbo in piccole aiuole fiorite, quasi a formare un giardino; i manichini sono vestiti dai colori pastello,  le scarpe nelle nuance di primule e viole tra campanule blu, lavanda  roselline e aromatiche. E un cane che dorme spesso è di guardia sull’uscio

 

La Circaquasi
Piazza Vittorio Veneto 17
Torino

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Ho ricevuto un premio…

Grazie a Viviana del blog Stravagaria per avermi assegnato il premio The versatile blogger. Lo dedico a tutte le persone che leggono queste pagine.

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Febbraio è un mese bizzarro.  Dopo settimane di neve e gelo ora si addolcisce regalando giornate tiepide. E così in un sabato di quasi primavera con il sole che abbaglia e rallegra la giornata, vien voglia di uscire e andare nei prati. A Torino i prati sono al Parco Carrara da tutti conosciuto come Parco della Pellerina. Un vasto spazio verde di colline e boschetti di pini e betulle, percorso da sentieri e piste ciclabili, attraversato da un fiume, la Dora Riparia.  Sotto il sole nell’aria insolitamente dolce, eravamo in tanti, comprese le anatre  i germani le gallinelle d’acqua le folaghe e i gabbiani che popolano i due laghetti artificiali. E le tartarughe acquatiche, centinaia grandi e piccole, si crogiolavano immobili sulle sponde del lago grande.

 

 

Poco più in là, in un avvallamento paludoso,  si è formato naturalmente in seguito ad un alluvione  uno stagno attorniato da canne. Sul sentiero in ombra c’è ancora neve, e l’acqua è parzialmente gelata. Sopra il ghiaccio le folaghe in abito nero camminano adagio, buffe e un pò  curve, come vecchine attente a non cadere…

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I falafel della cucina araba e mediorientale sono molto gustosi, speziati e saporiti. A Torino li trovo buoni nel ristorante curdo Kirkuk cafè che propone piatti della tradizione curda, libanese, turca e greca. Il locale è accogliente e l’ambiente  informale, al momento della prenotazione è richiesto se si preferisce il tavolo normale (io sì) o quello basso. In questo caso si può  mangiare seduti per terra su tappeti e cuscini.

I falafel di questa ricetta sono tali solo nell’aspetto, in realtà sono polpette di lenticchie, che contrariamente ai falafel di ceci non vengono fritte ma cotte in forno rimanendo più morbide e leggere.
Sono buone sia calde che fredde accompagnate da una salsa  di lenticchie simile all’hummus di ceci. E’ possibile  prepararle in anticipo il giorno prima e poi riscaldarle all’ultimo momento in forno microonde

 

Falafel di lenticchie

Ingredienti: 200g di lenticchie rosse decorticate, 1 cucchiaino di cumino in polvere, 1 panino raffermo, 4 cucchiai di pecorino grattugiato, sale, pepe, 1/2 cucchiaino di coriandolo in polvere, 1/2 cucchiaino di curcuma,  prezzemolo tritato (o coriandolo), 1 cipollotto, aglio, olio evo

Lavate le lenticchie e fatele cuocere con 2 bicchieri d’acqua (l’acqua deve coprirle di un centimetro, se asciuga se ne aggiunge un pò) e un cucchiaino colmo di cumino in polvere per circa 20 minuti. A fine cottura devono risultare completamente asciutte e  sfatte.
Fate raffreddare
Mettetele in una ciotola con il pane già ammollato scolato e ben strizzato, il pecorino grattugiato, il cipollotto tagliato fine, il prezzemolo tritato, curcuma e coriandolo in polvere, aglio tritato finissimo e sale.
Mescolate bene. Otterrete un composto omogeneo abbastanza sodo. Se risultasse troppo morbido aggiungete un cucchiaio di farina.
Formate le polpette e mettetele in frigorifero 20 minuti
Stendete un foglio di carta da forno su una teglia e ungetelo di olio. Fatevi rotolare i falafel in modo che restino unti in modo uniforme.
Cuocete in forno a 180° per 20 minuti.

 

Hummus di lenticchie

100 g di lenticchie rosse decorticate cotte (come sopra), 100 g di yogurt greco ( o comunque denso), 2 cucchiai di *tahin  o tahina (pasta cremosa di sesamo già pronta), sale, un pizzico di paprika, olio evo.

Frullate tutto nel mixer. La salsa deve venire liscia e cremosa. Guarnite con prezzemolo tritato (o coriandolo fresco se l’avete, io non riesco a trovarlo)

E’ un hummus di lenticchie simile all’hummus di ceci. In alternativa si può fare la salsa senza le lenticchie, fatta  con yogurt,  tahina olio, un’idea di aglio e sale mantenendo la proporzione di un cucchiaio di thaina e il doppio di yogurt. In questo caso rimarrà meno densa. Potete aromatizzarla con aromi tritati, coriandolo, prezzemolo menta o altro.

 *Nota sulla tahina

Se la conoscete evitate di leggere. Per chi invece vuole qualche informazione,  tahintahina è una crema densa ricavata dai semi di sesamo  tostati e spremuti. Il sapore è piuttosto deciso. La potete trovare facilmente nei negozi bio o nei supermercati (ricordate di conservare il recipiente al fresco dopo l’apertura).

 

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Kirkuk cafè
Via Carlo Alberto 16-18 bis
Torino 

 

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Torino al  parco del Valentino domenica mattina. Il castello e la Fontana dei 12 mesi.
Le fanciulle della fontana graziosamente infreddolite

 

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Abiti sontuosi, romantici, scintillanti, da giorno da pomeriggio da sera da cocktail, molti dei quali appartenuti a personaggi storici che hanno caratterizzato un’epoca con il loro stile. E’ la moda italiana dal 1861 fino ad oggi raccontata in questa bellissima e imperdibile mostra allestita   nel complesso barocco della Reggia della Venaria Reale, che recuperato dopo anni di degrado e incuria, oggi è nell’insieme, splendido. Vale una visita la sola galleria di Diana o la cappella di sant’Uberto, e all’esterno i giardini e la fontana luminosa, che nelle sere d’estate, incanta con lunghi getti d’acqua che danzano e cambiano colore accompagnati dal suono della musica.

E’ l’ambiente ideale per collocare questi abiti da sogno, inseriti in un magico gioco di specchi,  che con la mente ci fanno volare in un’epoca caratterizzata da grandi balli, saloni lucenti, leggiadre dame e affascinanti gentiluomini avvolti dalla magia del passato, rendendoci quasi partecipi della scena. Un lungo viaggio nella moda dell’Italia che segue e riflette le vicende storiche sociali politiche e culturali del nostro Paese. Si passeggia tra luci soffuse e  splendidi abiti che ci riportano indietro nel tempo, ed ecco l’abito da sera in velluto scuro della contessa di Castiglione, dama bellissima e potente, amica del re e di Cavour, molto vicina ai personaggi illustri del Risorgimento. E poi  il lunghissimo regale manto verde appartenuto alla regina Margherita e ancora l’abito bianco di Angelica, indossato da Claudia Cardinale (con un invidiabile vitino da vespa, 54 cm!) nella scena del ballo del film il Gattopardo. Gli abiti, circa 200 e tutti autentici, provengono alcuni da musei e molti dalla storica sartoria teatrale Tirelli-Trappetti di Roma.  Gli altri  sono creazioni di grandi stilisti, Biki Schubert Capucci  Balestra Valentino. Particolarissimo il vestito da prete confezionato dalle sorelle Fontana nel 1955 per Ava Gardner, il “pretino” in seta nera con tanto di bottoni rossi e cappello da monsignore, o l’abito indossato da Alida Valli in “Senso” di Visconti. E ancora i completi di D’Annunzio, e i panciotti futuristi di Marinetti disegnati da Balla. Le sete e i veli che avvolgevano Eleonora Duse e Lina Cavalieri, i luccicanti corti abiti  a frange e lamè dell’epoca del charleston, le scarpe dorate di Ferragamo appartenute a Marylin Monroe. Realizzati da mani sapienti gli abiti di tulle e raso o tempestati di ricami perle e lustrini, a palloncino anni ’50, colorati e stravaganti degli anni ”60 e ’70 fino ad arrivare agli stilisti  di oggi, Versace e Armani. Meraviglia di stoffe e arte! Per sognare un pò.

La mostra è inserita nei festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia e per chi volesse visitarla è aperta fino al 29 gennaio. In questi giorni di vacanze natalizie, lunghe code per entrare, ma ne vale la pena.  Naturalmente c’è un grande entusiasmo da parte delle donne, mariti e compagni li ho visti meno interessati. Se volete un consiglio, andateci da sole e godetevi senza fretta questo viaggio al femminile.

 

 

 

 

 

Moda in Italia
Sala della Arti della Reggia di Venaria
Piazza della Repubblica
Venaria Reale, Torino
Aperta fino al 29 gennaio

 
 

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E’ un  cielo tormentato e tempestoso come in un dipinto di Turner il tramonto di un giorno ventoso di ottobre.  Così l’abbiamo ammirato l’altra sera a Torino.

Suggestioni d’autunno

 

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